Don Antonio Esposito

Lo scorso Natale ho avuto un regalo particolarmente gradito da Enzo Cesarano, un articolo in ricordo di mio padre pubblicato su liberoricercatore.
Belle parole che hanno commosso me ed i miei famigliari; vedere mio padre nella sezione degli stabiesi illustri, mi ha riempito di orgoglio.
Ho salvato la pagina tra i preferiti e non ti nascondo che ogni tanto vado a rileggermi l'articolo.
Castellammare ha una grande tradizione presepistica, ha ed ha avuto grandi artisti.
Alcuni ancora viventi fortunatamente, mi vengono in mente don Ciccio Acanfora ed Ulderico Meledandri, altri purtroppo deceduti.
Tutti meritevoli di essere ricordati e non solo per le qualità artistiche.
Purtroppo le informazioni che ho sono alquanto scarne, posso solo fare ricorso a vecchi ricordi d'infanzia, quando però gli interessi erano rivolti da tutt'altra parte.
Giusto un accenno sui cataloghi delle mostre di arte presepiale che da tre anni l'Associazione Stabiese dell'Arte e del Presepe propone ma nulla di più.
Tra gli artisti del passato, mi piace ricordare la figura di don Antonio Esposito, vero mago della miniatura.
Era amico di mio padre, entrambi soci dell'Associazione Italiana Amici del Presepe, don Antonio lo era da 1956.
Ho impresso nella mente un'immagine vecchia più di trent'anni; lo ricordo magro, abito talare, basco ed una grossa sciarpa nera al collo, intento a contemplare i pastori ed i presepi che mio padre custodiva gelosamente nelle sue vetrine.
Cercando tra documenti e riviste, ho trovato un articolo del prof. Angelo Stefanucci pubblicato sul numero 86 di giugno 1976 de "Il Presepio", rivista dell' A.I.A.P., che rende perfettamente idea del livello artistico e delle mirabilie di cui era capace don Antonio.


Massimiliano Greco

 

Un mago della microminiatura

 

 

articolo del prof. Angelo Stefanucci*

Ricordo che alcuni decenni or sono, a Roma, in Galleria, un fantasioso artista invitava i passanti a visitare la sua personale di pittura. Incuriosito, entrai: al centro del locale c'era soltanto una vetrinetta con tre o quattro cuscinetti da sarta con appuntati degli spilli. Dov'è la mostra? Chiesi.
Eccola! mi risposero additando gli spilli. Infatti, attraverso una fortissima lente potei osservare con sbalordimento che ciascuna capocchia era la tela di un quadro: paesaggi, marine, personaggi erano dipinti con i ..... peli della barba dell'artista!
Ho voluto ricordare questo lontano episodio che mi è tornato in mente visitando l'Amico Sacerdote Antonio Esposito, nella sua abitazione di Via Regina Margherita n. 158, a Castellammare di Stabia.
Don Antonio Esposito è un vero mago dell'infinitamente piccolo.
È nato a Castellammare nel 1917: attratto dalla vocazione religiosa entrò nei Barnabiti dove rimase una dozzina d'anni, per passare poi, nel clero diocesano.
Correva l'anno 1941: la morte della mamma lo gettò in un'angoscia profonda, fisica e spirituale.
Si rifugiò in Dio e nella rassegnazione cristiana e volle dedicarsi a qualcosa di distensivo, di paziente. Pensò alla miniatura nella miniatura nel presepio che coltivava da piccino.
Come abbia fatto a metter insieme - in trentacinque anni - una ventina di presepi composti di sfondo, paesaggi, personaggi, flora, minuscoli paesetti arabi con le cupoline grandi come granelli di pepe entro spazi che si restringono fino a CINQUE MILLIMETRI che è possibile vedere soltanto attraverso una forte lente, per quanto le sue spiegazioni cerchino dissipare la mia incredulità, rimane per tutti un fatto assolutamente incomprensibile.
D'altra parte le opere sono lì: e nei cinque millimetri c'è tutto: Madonna, San Giuseppe, il Bambino, un pastore, due alberelli!
Indipendentemente dal valore artistico, i presepi del sacerdote di Castellammare di Stabia hanno il loro spazio ne la rifinitura del particolare, congiunto alla fantasia creativa.
Tali minuzie hanno come abitacoli: gherigli di noce, cozze, conchiglie, noccioli di pistacchio, ecc. e naturalmente è impossibile fotografare.
Per non smarrirli, don Antonio li ha incastonati in piccoli pannelli di legno e di polistirolo.
Ma come fa don Antonio? ... La sua vista... Eh, caro Amico, i primi tempi avevo delle difficoltà; poi procedendo nel lavoro ho imbroccato la strada giusta.
Mi mostra una scatoletta che contiene punteruoli, giravite, spatoline, pinzette, assai più minuscoli di quelli degli orologiai.
La materia base è lo stucco da vetraio, che lascia disseccare per oltre due anni affinché coli via tutto l'olio cotto che lo amalgama, perché se restasse, respingerebbe il colore.
Poi comincia a modellare le figurine, di pochi millimetri, ma tutte perfette nell'anatomia ve lo assicuro, perché le ho contemplate a lungo, una ad una con la lente.
Per la vegetazione siamo ancora più nel regno rimpicciolito di Lilliput, in cui una scatolina contiene un intero bosco e un filo di muschio assume, in confronto alle figure, quello delle gigantesche sequoie californiane in rapporto all'uomo.
Gli arbusti sono un decimo di uno stuzzicadenti; ne realizzerà i famosi pini mediterranei della Campania.
Per le chiome si avvale della cicuta (proprio quella che bevve Socrate) ed altre piantine.
Dopo averle fatte disseccare le immerge nella trementina colorata che ha il potere, oltre ridare la tinta verde, di conservarle definitivamente.
Per la pittura, usa colori ad olio; le dimensioni dei pennelli le lascio immaginare a voi.
Le sue opere che richiedono alcuni anni di lavoro ciascuna - ripeto appena una ventina in trentacinque anni -, le inizia, le sospende, le riprende, perché gli occhi si stancano e cominciano a lacrimare.
Non ha mai ceduto nessuno dei suoi presepi ma li espone in alcune mostre.
Li firma SAME (sac. Antonio Maria Esposito).

A. S.



Nota:

*articolo pubblicato sul numero 86 di giugno 1976 de "Il Presepio", rivista dell'A.I.A.P.

Il Presepe

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